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dal quotidiano libero 26\07\2001 
Considerazioni in morte di Carlo Giuliani. 
Ho letto su Libero, 26 luglio 2001, i verbali d'interrogatorio dei due 
Carabinieri che hanno partecipato all'assassinio di Carlo Giuliani. 
Riporto prima un estratto dei verbali, poi mie considerazioni. 
1.0. ESTRATTO DEI VERBALI 
I miei commenti sono tra parentesi quadre [ ]. 
Gli interrogatori sono brevi un ora e dieci minuti per Placanica e 35 
minuti per Cavataio. 
1.1. Dal verbale di Mario Placanica, Carabiniere Ausiliario, in forza al 
12° BTG Sicilia di Palermo. 
Riferisce di essere "addetto specificatamente al lancio dei lacrimogeni". 
Sostiene che il suo gruppo formato da circa 100 carabinieri a piedi, seguiti 
da due Land Rover, una con a bordo il colonnello che coordinava e l'altra 
con a bordo un altro ufficiale (1). 
_____________________ 
[1 - E' particolarmente strano leggere un verbale dove i nomi di questi due 
ufficiali non ci sono. E' inverosimile che il Carabiniere Placanica non 
conoscesse i nomi dei suoi superiori. E' chiaro che se si vuole pervenire 
alla verità di un fatto si dovrebbero interrogare tutti i testimoni e, 
scrivere nome e cognome dei presenti.] 
Egli afferma: "In quanto addetto a sparare lacrimogeni, a causa del fumo, 
dopo ripetuti lanci, avevo inalato molto fumo e la mia maschera non era più 
in grado di proteggermi adeguatamente e quindi avevo occhi e viso in fiamme. 
Per questo motivo ad un certo punto mi sono avvicinato al defender [N.d.R. 
il Land Rover] ed ho chiesto soccorso e sono salito sul mezzo dove ho 
iniziato a sentirmi male vomitando. Il mezzo su cui sono salito era quello 
guidato dall'autista Cavataio." 
Nel raccontare quella giornata il Palcanica senza fare alcun riferimento 
orario dice che "ad un certo punto la situazione si è tranquillizzata ed 
allora il personale del plotone, per prendere aria, si è tolto la maschera 
antigas; a questo punto sul mezzo su cui mi trovavo in compagnia del solo 
autista è salito un altro collega di cui al momento non ricordo bene il nome 
che aveva avuto dei problemi coi lacrimogeni come me (2). 
___________________________ 
[2 - Ancora non si precisa il nome del Carabiniere, uomo importante come 
testimone. E' ammissibile che il Placanica non ricordasse il nome, ma non è 
ammissibile che non si siano fatte domande sulle caratteristiche fisiche del 
soggetto, per cercare di poterlo identificare in un secondo tempo. 
Ricordiamoci che i carabinieri dei due plotoni sono all'incirca un 
centinaio.] 
Il momento cruciale viene così descritto. 
"A questo punto però i dimostranti si sono avvicinati ed i carabinieri li 
hanno caricati per respingerli; la carica dei carabinieri è stata però 
respinta dai manifestanti - la confusione era moltissima - l'autista della 
vettura ha cercato di fare retromarcia, circondato dai manifestanti che 
avevano rotto il blocco del plotone, ma è rimasto bloccato da un cassonetto 
della spazzatura ribaltato a terra dai manifestanti e pieno; se fosse stato 
vuoto la Land Rover sarebbe stata in grado di superare l'ostacolo; a questo 
punto io ed il collega dietro ci siamo impauriti, anche perchè i 
manifestanti hanno continuato a lanciare pietre di grosse, anzi di enormi 
dimensioni. (3)" 
_____________________ 
[ 3 - E' strano che in un verbale ci siano gli aggettivi - grosse - ed - 
enormi -. Queste parole non esprimono alcuna dimensione. L'unità di misura 
dovrebbe essere il centimetro.] 
Il verbale continua così. 
I vetri della Land Rover, quelli laterali e posteriori (il Land Rover ha 
vetri protetti da griglia metallica solo sul davanti) erano stati nel 
frattempo mandati in frantumi dal lancio di pietre. 
Io mi sono messo a gridare, dicendo all'autista di scappare ed urlandogli 
che ci stavano ammazzando; eravamo infatti circondati dai manifestanti io ho 
inteso che ce ne fossero centinaia; in quel momento ho visto in difficoltà 
il mio collega (4) e ho pensato che dovevo difenderlo; l'ho abbracciato per 
le spalle ed ho cercato di farlo accucciare sul fondo della jeep; io 
scalciavo perché i manifestanti mi tiravano per una gamba che mi veniva 
afferrata dall'esterno, per cercare di tirarmi fuori dalla macchina; hanno 
anche tirato oggetti pesanti che non ho neanche capito di cosa si trattasse; 
mi è stato dato un colpo con un qualcosa di estremamente pesante e metallico 
(5). 
_________________ 
[ 4 - Non si capisce quale sia il collega e i tre sostitui-procuratore non 
fanno alcuna domanda per identificare questo - collega -. 
5 - Si noti la genericità dell'espressione, non si capisce dove abbia 
ricevuto il colpo. Ipotizziamo che fosse la testa, se non ci sono lesioni 
esterne è chiaro che l'affermazione sarebbe falsa. Pertanto l'imprecisione 
del verbale serve proprio per lasciare gli avvocati liberi di costruire 
qualsiasi ipotesi su questa frase. E' molto facile che il carabiniere Mario 
Placanica non abbia subito alcuna lesione e pertanto non sia andati a fondo 
nell'interrogatorio. ] 
L'ufficio da atto che Placanica zoppica manifestamente con la gamba destra e 
mostra un ginocchio destro gonfio ed escoriato. 
Mentre eravamo accucciati e ci difendevamo dagli assalti che ho descritto 
continuavano ad arrivare nella vettura pietre, il mio amico è rimasto 
colpito da una pietra sotto l'occhio all'altezza dello zigomo, a questo 
punto sempre più terrorizzato urlavo all'autista di muoversi che non c'è la 
facevo più; dopo avere gridato mi hanno colpito con una grossa pietra in 
testa di colore bianco con i lati taglienti; mi hanno colpito con la pietra 
che non veniva lanciata, per ben due volte, la pietra mi ha colpito in testa 
ferendomi; alla vista del sangue e del mio amico ferito ho messo il colpo in 
canna alla pistola che tenevo in una fondina a coscia, rimettendo poi però 
la sicura. 
Nel frattempo intimavo ai manifestanti di finirla perché se no avrei 
sparato, loro imperterriti hanno continuato a colpire e a lanciare pietre. 
Nell'agitazione e cercando di difendermi, mi sono accorto a posteriori che 
con la mano avevo nel frattempo inavvertitamente levato la sicura. 
Il lancio di pietre è continuato ed io ho sentito la mia mano contrarsi e 
partire dalla mia pistola 2 colpi di arma da fuoco; io ero in posizione 
accucciata con la mano alzata ed armata, la mia mano con la pistola era 
quello che spuntava dalla camionetta. 
A domanda risponde: "Alla mia vista nel momento in cui puntavo la pistola 
non aveva persone, percepivo che vi erano aggressori ma non li vedevo 
percependo solo il continuo lancio di pietre. Ero convinto che vedendo 
l'arma avrebbero desistito ed invece hanno continuato." 
A domanda risponde: "Per quello che posso ricordare mi pare di aver tenuto 
la pistola in mano con le modalità riferite per circa un minuto. Anche dopo 
che sono partiti i due colpi il lancio delle pietre è continuato; nessuno ha 
urlato, nessuno ha detto nulla in merito alla possibilità che avessi colpito 
qualcuno. Io ero accucciato e non ho fatto caso se avessi colpito qualcuno. 
Nel frattempo l'ostacolo rappresentato dal bidone è stato superato ed ho 
potuto sentire che la camionetta si metteva in moto, eravamo stremati. 
Ho sentito l'automezzo spostarsi in avanti; l'ho sentito fermarsi per fare 
salire un'altra persona; questo collega ci ha offerto copertura con lo 
scudo, sistemandolo come lunotto posteriore, perché il lancio di pietre 
continuava. Io perdevo sangue ed ero in preda al panico anche perché sentivo 
che stavo per perdere i sensi, ho iniziato ad urlare; sull'automezzo nel 
frattempo è salto un altro maresciallo; io ero nel panico preoccupatissimo 
per me e per il mio amico, lamentando la sfortuna faccio infatti presente 
che io sono in servizio di leva. Ho tremato fino a quando sono arrivato 
all'ospedale. 
A domanda risponde: "Avevo una certa pratica nell'uso delle armi, e per tale 
motivo sono stato scelto quale "granatista". 
Voglio ancora precisare che ero impaurito per tutto quello che, nel corso 
della giornata ed in particolare in quel frangente, avevo visto lanciare, ed 
in particolare temevo che venissero lanciate nella camionetta anche bombe 
molotov. 
Si dà atto che vengono allegati i fotogrammi tratti da internet. 
Verbale chiuso alle ore 00.10. 
1.2. Dal Verbale di Filippo Cavataio, Carabiniere in ferma biennale. 
Nei pressi del blindato dei Carabinieri incendiato, alla guida della Land 
Rover dove nel frattempo ero rimasto da solo, ho raccolto due colleghi che 
stavano male e li ho fatti salire sulla mia vettura dietro. Tra questi uno 
era Placanica, dell'altro non ricordo il nome. 
Arrivati nei pressi di un vicolo vicino a Piazza Alimonda, constatando che 
il plotone indietreggiava dietro la spinta dei manifestanti, facevo manovra 
in retromarcia in semicerchio di circa 110 gradi per ritornare sui miei 
passi: a questo punto i manifestanti hanno messo in atto una violenta 
sassaiola, nel frattempo mi sono trovato bloccata la strada da un cassonetto 
che era stato lì rovesciato dai manifestanti; il muso della macchina ha 
urtato il cassonetto, ho cercato di fare retromarcia ma il Rover dei 
colleghi, mi bloccava da dietro. Ho spinto il cassonetto più di una volta ma 
senza riuscire a spostarlo in quanto era pieno; nel frattempo mi si è spento 
anche il motore della vettura; il collega Placanica ha urlato di essere 
stato colpito alla testa; mentre l'altro collega urlava invocando aiuto, 
intorno era tutto un lancio di blocchi di marmo. A questo punto ho pensato 
solo a fare una manovra che mi allontanasse dal contatto con questi 
manifestanti. Non ho parlato con i colleghi, perché indossavo la maschera 
antigas; non ho sentito colpi di arma da fuoco, non ho sentito nulla se non 
le urla dei colleghi. Sono riuscito a fare manovra e ad allontanarmi. 
Non mi sono accorto di ostacoli sul mio cammino. Non ho fatto caso a persone 
a terra perché avevo la maschera indossata, che mi consentiva una visuale 
parziale, per come ho già detto ed anche perché la visibilità laterale del 
mezzo non è ottimale. 
Ho fatto retromarcia e non ho sentito nessuna resistenza: anzi ho sentito un 
sobbalzo dalla ruota sulla sinistra, ho pensato ad un cumulo di immondizia 
visto che era stato rovesciato il cassonetto, ed ho pensato solo ad 
allontanrmi da quello sfracello". 
A domanda risponde: "Ho fatto caso che il collega sanguinava solo 
successivamente, durante l'azione l'ho solo sentito urlare." 
A domanda risponde: "Mi sono tolto la maschera solo quando ho chiesto aiuto 
al maresciallo perché guidasse al mio posto in quanto non ero in grado di 
guidare il mezzo per il panico. 
Faccio presente che era la prima volta che mi trovavo in una situazione 
d'emergenza del genere ed ero paralizzato dal panico. 
Come ho detto non mi sono accorto di nulla, ho sentito parlare dell'accaduto 
solo a cose fatte." 
Viene letto un passaggio delle dichiarazioni rese dal M.llo Amatori, in data 
20.7.2001 che ha dichiarato che Cavataio gli avrebbe riferito di aver 
sentito gli spari mentre cercava di fare manovra. Cavataio risponde: "Non 
ricordo di avere riferito questa circostanza al maresciallo, tenete presente 
che ero nel panico." 
Si dà atto che vengono allegati i fotogrammi tratti da internet. 
Verbale chiuso alle ore 00.45. 
2.0. MIE CONSIDERAZIONI 
2.1. Non è noto il nome del colonnello e dell'altro ufficiale che dovevano 
stare sulle due Land Rover. Non si sa chi fosse l'ufficiale che doveva stare 
sulla Land Rover guidata da Filippo Cavataio e tanto meno si conoscono i 
motivi per cui uno di questi due ufficiali non era al suo posto. 
Il fatto ha importanza estrema su tutta la dinamica del fatto. Si deve 
presumere che per motivi di grado, quindi di età, un ufficiale avrebbe 
dovuto avere una capacità di reagire a situazioni di emergenza superiori ad 
un carabiniere di leva e ad un carabiniere in ferma biennale. 
Se ci fosse stato un ufficiale è verosimile che tutto quanto ha portato alla 
morte di Carlo Giuliani non si sarebbe verificato. 
E' singolare il fatto che il nome dei due ufficiali non sia stato ricercato 
dagli inquirenti. Dai verbali non si sa se sulla Land Rover guidata da 
Cavataio doveva esserci il colonnello o l'altro ufficiale. 
Non si comprende come non sia stata fatta alcuna indagine per stabilire il 
motivo dell'assenza dell'ufficiale. 
Ricordo che la presenza dell'ufficiale avrebbe potuto essere determinante 
per la salvezza di Carlo Giuliani. 
2.2. I due militari, Placanica e l'altro carabiniere che salgono sul Land 
Rover, hanno avuto problemi dovuto al lancio di lacrimogeni. Nessuna domanda 
è stata fatta per capire dove avessero lasciato l'attrezzatura per lanciare 
i lacrimogeni. 
Le dichiarazioni sui lacrimogeni fatte da Mario Placanica fanno capire che 
questa attività è dannosa per chi esegue i lanci. Calore, rischio di 
intossicazione, ecc. Il motivo per cui Placanica sale sulla Land Rover è 
questo e sembra che sia lo stesso per il carabiniere che non è identificato. 
Come mai non si dice che questi due giovani erano nel panico per effetto dei 
danni riportati dal fatto di aver lanciato lacrimogeni? 
E' evidente che non si vogliono trovare responsabilità nei superiori che 
hanno deciso di far sparare lacrimogeni. 
La seconda domanda è: come mai, essendo questi due soldati (secondo la 
versione di Placanica) in una situazione di pericolo non hanno lanciato un 
lacrimogeno? 
Nessuna domanda è stata fatta per capire come mai due carabinieri addetti al 
lancio dei lacrimogeni non hanno lanciato un lacrimogeno. 
E' evidente che i tre sostituti procuratori della Repubblica non sono lì per 
indagare e per capire, ma per non entrare nei particolari e per prendere 
atto della versione predisposta dai due avvocati e dai due carabinieri 
indagati. Preciso che a Placanica vengono fatte tre domande e a Cavataio due 
domande e gli viene letto uno stralcio del verbale di un teste. 
2.3. Non si conosce il nome del carabiniere che è salito sul Land Rover, 
dopo Placanica. 
E' da notare il fatto che nessuno dei due carabinieri indagati ricordi 
questo nome. E' un fatto curioso perché sia Placanica e Cavataio sono in 
forza al 12° BTG Sicilia con sede a Palermo, quindi vivono nelle stesse 
camerate e partecipavano alle stesse operazioni a cui verosimilmente 
partecipava il carabiniere di cui non si conosce il nome. 
Ovviamente i cittadini italiani sono tutti imbecilli e siamo tutti pronti a 
credere che si tratti di una vera amnesia e non certo di una volontà di 
ridurre al minimo i testimoni. 
Ricordo che nel verbale di Placanica si fa un solo nome di persona 
(Cavataio) e nel verbale di Cavataio si fa un solo nome di persona 
(Placanica). Il nome del M.llo Amatori viene fatto da un sostituto 
procuratore. 
Il discorso è sempre il solito, di tre sostituti procuratori nessuno si 
preoccpua di risalire a questo nome. 
Nessuno dei sostituti procuratori chiede di descrivere le caratteristiche 
fisiche di questo carabiniere al fine di poterlo meglio identificare nelle 
ore successive. E' ovvio che non vogliono comprendere come si sono svolti i 
fatti, ma si fa il possibile per occultarli. 
2.4. Mario Placanica dichiara: "....mi è stato dato un colpo con un 
qualcosa di estremamente pesante e metallico." 
Nessuno di tre sostituti procuratori fa una domanda per capire dove è stato 
dato il colpo. Chiaramente un esame medico della zona avrebbe potuto 
determinare l'entità e la gravità del colpo. E' chiaro che una dichiarazione 
di questo tipo col riscontro di una frattura o di una grave ferita 
penetrante ha un significato. Una dichiarazione di quel tipo senza il 
riscontro di alcuna lesione documentata con radiografie o con fotogrammi è 
una dichiarazione priva di senso o più verosimilmente falsa. 
I sostituti procuratori non si preoccupano di fare alcuna verifica e nemmeno 
cercano di definire l'affermazione. 
2.5. Dal verbale: L'ufficio da atto che Placanica zoppica manifestamente 
con la gamba destra e mostra un ginocchio destro gonfio ed escoriato. 
L'affermazione è sconcertante. Tre sostituti procuratori sottoscrivono una 
affermazione di questo tipo. Come fanno a stabilire se Placanica zoppicava o 
simulava di zoppiccare. Le parole "gonfio ed escoriato" non dicono nulla. 
Non si conosce l'entità del gonfiore, non è stato eseguito alcun confronto, 
non è stata eseguita alcuna misurazione e non è stato eseguita alcuna 
fotografia. 
Una affermazione medica fatta da tre persone di cui si può ragionevolmente 
escludere che siano in possesso di una specializzazione in ortopedia è, 
ripeto, sconcertante. Il danno alla persona lo si stabilisce con documenti 
clinici: foto, radiografie, referti di sanitari. Il fatto che ci sia stata o 
non ci sia stata una riduzione funzionale (cioè lo zoppicare) non è una 
affermazione che può essere fatta da un procuratore, o perlomeno è una 
affermazione, che essendo fatta da tre sositituti-procuratore è 
semplicemente una affermazione di ciò che hanno visto. Nessuna di queste 
persone è in grado di sostenere che il Placanica abbia subito veramente una 
riduzione della funzionalità e nessuna è in grado di sostenere che quello 
sia stato un tentativo di simulazione. 
Pertanto il Placanica avrebbe dovuto subire immediatamente degli 
accertamenti sanitari per verificare se il suo zoppicare fosse vero o fosse 
falso. 
2.6. Placanica afferma: "...il mio amico è rimasto colpito da una pietra 
sotto l'occhio all'altezza dello zigomo," 
Nessuno dei sostituti procuratori si preoccupa di chiarire il lato e 
ovviamente non fanno domande. Si precisa che dal contesto della frase "il 
mio amico" è il carabiniere di cui non si conosce il nome e non è Cavataio. 
Inoltre non è possibile che sia Cavataio perché quest'ultimo ha dichiarato 
di aver tenuto la maschera antigas e quindi difficilmente avrebbe potuto 
riportare una ferita allo zigomo ed essere vista dal Placanica. Come ho già 
precisato il carabiniere di cui non si conosce il nome era un carabiniere 
del Battaglione Sicilia, che il Placanica chiama anche amico. 
Ovviamente nessuno dei tre sostituti procuratori della repubblica si 
preoccupa di chiedere il nome di questo importante testimone. 
E' bene sottolineare il comportamento dei tre sostituti procuratori. C'è un 
morto: Carlo Giuliani, e il loro obiettivo dovrebbe essere stabilire in 
quali circostanze è stato ucciso, mentre siamo di fronte ad un comportamento 
che è chiaramente una presa d'atto di tutte le affermazioni, le imprecisioni 
e le omissioni dei due Carabinieri. 
2.7 La descrizione degli spari. 
Il carabiniere Placanica dichiara di aver messo il colpo in canna e di aver 
rimesso la sicura. Poi dice di avere "inavvertitamente" levato la sicura. 
Il particolare è abbastanza singolare, così ... casualmente, senza rendersi 
conto di quello che fa un carabiniere toglie la sicura ad una pistola, lo 
dice davanti a tre sostituti procuratori della repubblica e tutto è normale. 
Nessuno fa una domanda per chiarire come mai abbia tolto la sicura. 
Io suppongo che una persona tolga la sicura quando ha la volontà di sparare. 
La descrizione del momento dei due spari è particolare. Sembra che la mano 
sia qualcosa di completamente slegato dall'uomo che la comanda. E' ridicolo 
ma è così: "la mano" prende la pistola, che avrebbe dovuto avere la sicura, 
si contrae e spara due colpi. Tutto come se la mano di Mario Placanica sia 
qualcosa di estraneo al carabiniere. Sembra un tentativo di difesa del tipo: 
non sono stato io a sparare, è stata la mia mano. 
In risposta ad una domanda Placanica dice di non aver puntato contro 
persone. Da altre dichiarazioni ho appreso che sul corpo del Giuliani c'è un 
foro all'altezza del seno mascellare sinistro. Pertanto un colpo è stato 
sparato ad altezza d'uomo. 
Nessuna domanda ulteriore viene fatta per capire come mai, se non c'erano 
persone, il colpo colpisce un uomo al seno mascellare sinistro. Sparare in 
aria da una Land Rover col vetro sfondato sarebbe stato possibile. Non si 
indaga sul punto. Nessuna domanda viene fatta per sapere se ha, a parole, 
minacciato di sparare. Non si sa che cosa ha detto. 
E' chiaro, anche per affermazioni successive, che Mario Placanica ha perso 
la testa. Fa una serie di affermazioni tipiche di chi ha perso la testa. 
Non si accorge di aver tolto la sicura. 
Spara dove non ci sono persone e colpisce un uomo. 
Percepiva che vi erano aggressori ma non li vedeva (ha forse sparato ad 
occhi chiusi?). 
Era convinto che mostrando l'arma per circa un minuto gli aggressori 
avrebbero desistito e, vedendo che continuavano, spara ad altezza d'uomo. 
2.8 Anche dopo che sono partiti i due colpi il lancio delle pietre è 
continuato; nessuno ha urlato, nessuno ha detto nulla in merito alla 
possibilità che avessi colpito qualcuno. Io ero accucciato e non ho fatto 
caso se avessi colpito qualcuno. 
Mi sembra che questa sia la prova incontestabile che Placanica sia stato 
completamente fuori di testa. Spara due volte e dice che nessuno ha urlato. 
Dice che nessuno ha detto nulla. 
Io ho visto un filmato dove si sente il rumore degli spari, silenzio e poi 
delle voci che gridano "assassini". 
E' poco credibile che nel silenzio che è seguito ai due spari il Placanica 
non abbia sentito le grida di rabbia dei manifestanti che hanno visto 
uccidere Carlo Giuliani. Non è ammissibile che non abbia visto che dopo gli 
spari c'è stato un fuggi fuggi generale. Non è ammissibile che dopo aver 
sparato due colpi non abbia guardato sul selciato. A circa due metri c'era 
il corpo di Carlo Giuliani insanguinato. 
Io sono convinto che un colpo che ha colpito il seno mascellare sinistro, 
sparato con direzione dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra, 
cioè con traiettoria laterale, non abbia leso organi vitali. Non so dove 
abbia colpito il secondo colpo. E' chiaro che non conosco la posizione della 
testa del Giuliani nel momento in cui ha ricevuto il colpo. Ritengo che il 
colpo non sia stato mortale perché presumo che la testa fosse in posizione 
eretta, come si vede da una foto. 
E' chiaro che un colpo, ragionevolmente non mortale, difficilmente può avere 
ucciso un uomo di 23 anni. 
L'aver sparato due volte e non essersi minimamente preoccupato di vedere che 
cosa ha commesso è indice di comportamento inqualificabile, proprio di una 
persona fuori di testa e inadatta al possesso di un'arma. 
Ciò che è ancor più vergognoso che queste deduzioni le dovrebbe trarre 
chiunque, ma nessuno le dice. 
Come mai i tre sostituti procuratori della Repubblica non cercano di capire 
chi ha mandato a Genova carabinieri di leva che non sanno maneggiare una 
pistola? Che non sanno cosa fare dopo aver sparato? Siamo di fronte 
sostanzialmente a degli uomini non addestrati o addestrati malissimo, che 
hanno avuto un comportamento infantile. Uomini che sparano, non sanno dove 
sparano e si danno alla fuga. Ciò che ancor più vergognoso è che una massa 
di mistificatori vuole far credere che Placanica e Cavataio siano le 
vittime, gli aggrediti e chi ha ricevuto due pallottole sia l'aggressore. 
2.9. L'ultima frase del verbale di Placanica: "Voglio ancora precisare che 
ero impaurito per tutto quello che, nel corso della giornata ed in 
particolare in quel frangente, avevo visto lanciare, ed in particolare 
temevo che venissero lanciate nella camionetta anche bombe molotov." 
La frase ha il chiaro aspetto di una frase suggerita da un avvocato. Il 
Placanica descrive la paura di ricevere un bomba molotov. E' vero che un 
blindato era bruciato, ma perché si doveva pensare che quei ragazzi 
lanciassero delle molotov? 
Ne erano state lanciate? Placanica parla sempre e solo di pietre, mai di 
molotov. 
Perché doveva aver paura di una molotov? 
E' chiaro che io, tutte le volte che opero una persona (faccio il chirurgo 
otorinolaringoiatra), posso farmi un taglio, contrarre una epatite C o una 
AIDS. Tutte le volte che opero corro il rischio potenziale di contrarre una 
malattia mortale, se fosse così tutti dovremmo operare nel terrore di morire 
miseramente e pertanto ogni nostro errore dovrebbe essere giustificato 
perché nel corso di ogni intervento rischiamo potenzialmente la vita. 
Allora la situazione di pericolo deve essere una situazione dimostrata. 
Cioè, per esempio, se il carabiniere avesse visto una molotov cadere a due o 
tre metri dal Land Rover, allora è chiaro che una seconda molotov avrebbe 
potuto colpire la camionetta. 
Quindi la paura di ricevere bombe molotov è una paura del tutto potenziale e 
immotivata perchè in quel frangente nessuno ha parlato di molotov. 
2.10. L'estintore tenuto nelle mani del Giuliani. 
E' interessante vedere il verbale e leggere che i tre sostituti-procuratori 
non fanno alcuna domanda sull'estintore. Tutti avrebbero dovuto la foto in 
cui si vede il Giuliani di spalle che teneva tra le mani un estintore. 
Come mai Placanica non ne parla? 
Come mai i sostituti procuratori non fanno domande? 
La risposta è quella che traspare da tutti i verbali: una chiara volontà di 
occultare e confondere le idee. Trasformare la vittima: Carlo Giuliani, in 
un aggressore e trasformare due persone che hanno perso la testa in due 
persone aggredite, in modo da giustificare il loro omicidio. 
Ricordiamo che l'unica minaccia vera e reale che Placanica ha ricevuto dal 
Giuliani è che questo gli mostrava un estintore, tenuto orizzontalmente. Il 
Placanica non fa alcuna affermazione in proposito e tanto meno gli 
inquirenti cercano di indagare sul punto. Ricordo, come spiegherò meglio in 
seguito, perché si possa parlare di vera legittima difesa il pericolo deve 
essere attuale. 
2.11. Filippo Cavataio ha detto: " .... ho cercato di fare retromarcia ma 
il Rover dei colleghi, mi bloccava da dietro." 
La frase è ambigua, ci sono foto e filmati in cui si vede benissimo che 
dietro al Land Rover non c'è nulla. Il fatto che ci sia stato il Rover dei 
collegi è un fatto che può essere vero, ma questo si è allontanato. Il Rover 
del Cavataio ha tre specchietti retrovisori. Quello di sinistra è ben 
visibile nelle foto ed è integro. Non si comprende come l'autista non si sia 
accorto che ad un certo momento quel Rover si è allontanato e lo spazio 
retrostante era perfettamente libero. 
Nessuna domanda in proposito viene fatta dai magistrati inquirenti. 
2.12. Altra sconcertante affermazione di Cavataio: "Non ho parlato con i 
colleghi, perché indossavo la maschera antigas; non ho sentito colpi di arma 
da fuoco, non ho sentito nulla se non le urla dei colleghi. Sono riuscito a 
fare manovra e ad allontanarmi." 
Filippo Cavataio afferma più volte di sentire le voci dei colleghi, però 
dichiara di non aver sentito i due spari. Possibile che dobbiamo credere a 
tutto ciò. L'intensità sonora di due spari è notevolmente superiore a quella 
delle voci concitate. Non è ammissibile che stando all'interno di un Land 
Rover, quindi ad una distanza inferiore a tre metri dal Placanica, non abbia 
sentito gli spari. 
Anche in questo caso nessuna domanda per precisare la situazione. 
E' ovvio che Cavataio ha sentito perfettamente gli spari, non sarebbe 
concepibile che si dia l'incarico di autista ad un sordo parziale. 
Semplicemente gli è stato suggerito, verosimilmente dall'avvocato, di dire 
che non ha sentito i colpi, perché così si può sostenere che lui non sapeva 
e non poteva pensare che dietro alla Land Rover ci fosse un uomo ferito. 
2.13. Cavataio afferma: "Ho fatto retromarcia e non ho sentito nessuna 
resistenza: anzi ho sentito un sobbalzo dalla ruota sulla sinistra, ho 
pensato ad un cumulo di immondizia visto che era stato rovesciato il 
cassonetto, ed ho pensato solo ad allontanarmi da quello sfracello". 
E' chiaro che non avendo sentito gli spari il Cavataio pensa ad un cumulo di 
immondizia. Siamo di fronte ad un caso molto strano, ci sono dei 
dimostranti, ad un certo momento i dimostranti si allontanano, c'è un fuggi 
fuggi generale e mentre fa retromarcia, quindi passando sullo stesso 
percorso dove era passato pochi minuti prima, sente un ostacolo che 
ovviamente prima non c'era, e, guarda caso pensa ad un cumulo di immondizia. 
Il Cavataio non pensa minimamente che sta passando sopra ad uomo? Noi 
dobbiamo credergli? 
2.14. Cavataio sostiene di non essersi accorto di nulla mentre guidava la 
Land Rover e che sente parlare dell'accaduto a cose fatte. Come mai quando 
incontra il Maresciallo Amatori gli cede subito la guida del mezzo e dice 
che non era più in grado di guidare per il panico? 
Mi sembra che sia chiarissimo, dopo essere passato due volte sopra ad un 
corpo umano si sia trovato in stato di shock. Forse il Cavataio ha anche 
sentito l'ultimo grido disperato di Carlo Giuliani e non si è fermato. 
2.15 Le affermazioni relative allo stato di panico di Placanica e 
Cavataio. 
Entrambi gli interrogatori sono infarciti di affermazioni di questo tipo: 
eravamo nel panico. Tutti i giornali e la stampa non hanno mai sottolineato 
che stiamo parlando di carabinieri, cioè di persone che hanno il dovere di 
esporsi al pericolo. Persone che sono loro che hanno il dovere di dare 
sicurezza ai cittadini non possono avere paura. L'aver dichiarato di aver 
avuto paura, anche se può trovare comprensione dal punto di vista umano, non 
può essere considerata, per dei carabinieri, una attenuante. 
C'è responsabilità da parte di chi ha dichiarato di aver avuto paura e c'è 
responsabilità da parte dei superiori che non hanno capito che nel 
battaglione c'erano uomini inadatti ai compiti che dovevano svolgere. 
2.16. La legittima difesa. 
Dalle dichiarazioni rese subito dopo il fatto si è capito chiaramente che lo 
Stato italiano vuole arrivare ad ufficializzare questa versione: Placanica 
ha sparato perché è stato aggredito, quindi ha sparato per legittima difesa. 
Placanica ha ucciso il Giuliani e pertanto il Cavataio è passato sopra ad un 
cadavere. 
La mia versione è questa: il Placanica, senza aver subito alcuna aggressione 
o al massimo piccole escoriazioni al ginocchio destro, ha perso la testa ed 
ha sparato due colpi ferendo gravemente Carlo Giuliani. Sul corpo del 
Giuliani è passata sopra due volte la Land Rover guidata da Cavataio. La 
morte del Giuliani è avvenuta per lesioni riportate durante lo 
schiacciamento. 
Leggiamo l'art. 52 del codice penale. Difesa legittima. - Non è punibile chi 
ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di 
difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di 
un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa. 
E' chiaro che il pericolo deve essere attuale. Quale pericolo hanno corso 
gli occupanti della camionetta? Sono stati presi a sassate. Indubbiamente 
sono il primo a sostenere che prendere a sassate una Land Rover dei 
carabinieri non sia un fatto normale e non sia certo da giustificare. 
Che cosa ha fatto Carlo Giuliani? 
In tutte le foto che ho visto ha mostrato un estintore. Non risulta dagli 
atti ma posso senz'altro capire che il Giuliani abbia, a parole, minacciato 
i carabinieri. Per tutta risposta il Placanica ha estratto la pistola, l'ha 
puntata per circa un minuto. E' verosimile che anche il Placanica abbia 
minacciato. E' ovvio che l'aver mostrato l'arma aveva uno scopo 
intimidatorio. 
Ritengo che il carabiniere abbia ricevuto una offesa ingiusta ed abbia 
risposto, a sua volta, minacciando. Pertanto fino a questo punto il 
comportamento del Placanica mi sembra corretto. 
Il problema scatta nel momento in cui il Placanica spara. 
Qual'è stato il motivo (attuale) che spinge il Placanica a sparare? 
Questo motivo non c'è. Nel verbale non si parla di nulla. Gli inquirenti non 
lo cercano nemmeno, ovviamente perché hanno capito perfettamente che 
quell'uomo ha avuto paura ed ha sparato senza motivo. 
Placanica era minacciato da un uomo che teneva tra le mani un estintore (se 
è vera l'affermazione del Placanica lo teneva da circa un minuto). Pertanto 
il pericolo a cui era esposto il Placanica era irrisorio. 
Io sono pronto a farmi lanciare un estintore in una situazione simile a 
quella che si vede nelle foto e sono perfettamente convinto che non mi 
succederà nulla. 
Pertanto l'offesa è sostanzialmente una minaccia, che se anche fosse stata 
eseguita, non avrebbe determinato alcun danno. La difesa, cioè la risposta 
del Placanica, è sparare due colpi di Beretta. 
Che non esistano gli elementi per ipotizzare lontanamente una legittima 
difesa è evidentissimo. Non c'è stato alcun pericolo attuale di vita dei 
carabinieri. 
Affermazioni del tipo - paura di ricevere un bomba molotov - sono 
affermazioni prive di senso per poter pensare all'ipotesi di una legittima 
difesa. 
L'impostazione che si sta dando al fatto è fuorviante, come sempre si devono 
difendere le istituzioni quando è chiarissimo che due persone sono uscite di 
senno ed hanno avuto un comportamento indegno di qualsiasi persona civile. 
Non è ammissible che dopo aver sparato il Placanica non abbia gridato al 
Cavataio di fermarsi, almeno per permettere di prestare soccorso al 
Giuliani. 
Passare con una Rover sul corpo di una persona morente è atto indegno di 
qualsiasi essere umano. 
Difendere e sostenere, per esempio attraverso sottoscrizioni per difendere i 
carabinieri, dimostrano semplicemente la volontà di ingannare da parte di 
chi, a freddo, sta seguendo questi eventi. 
Ricordo che l'art. 53, uso legittimo delle armi, è un articolo che riguarda 
espressamente l'uso delle armi per i pubblici ufficiali e non prevede 
minimamente che una persona minacciata da sassi o da corpi metallici 
(l'estintore avrà avuto un peso di 8-10 Kg) possa rispondere con le armi. 
I carabinieri sono pubblici ufficiali, quindi oltre che a garantire la 
sicurezza altrui, avrebbero il dovere di chiarire e non certo di intralciare 
le indagini. 
Il fatto che non ricordino nulla sul carabiniere testimone, il fatto che il 
Placanica non sappia spiegare perché ha sparato, il fatto che il Cavataio 
passi due volte sopra un cadavere e nessuno abbia fatto niente per fermarlo 
sono tutti elementi che ci fanno capire che non si vuole arrivare alla 
verità. 
CONCLUSIONI 
Io ritengo che la fase inquisitoria sia fondamentale per capire cosa è 
successo. 
Ritengo che i tre sostituti procuratori Anna Canepa, Francesco Pinto e 
Andrea Canciani, non siano all'altezza del compito che è stato loro 
affidato. Da due interrogatori così brevi e privi di domande sorgono 
inquietanti interrogativi. I racconti di Placanica e Cavataio sono lacunosi, 
privi di logicità. Questi magistrati cercano la verità o cercano di 
occultarla? 
Io invito ad una ricostruzione scientifica, precisa e dettagliata del fatto. 
La stampa dovrebbe smettere di scrivere chiacchierate qualunquistiche dove 
si chiamano aggrediti i carabinieri e si chiamano aggressori le vittime dei 
pestaggi. 
Sul fatto specifico della morte di Carlo Giuliani si deve avere il buon 
senso, da parte di tutti, che chi muore, anche se aveva tra le mani un 
estintore, è l'aggredito e non l'aggressore. 
Sono convinto che si apra l'ennesimo caso da occultare: vedi la strage di 
Ustica e tanti altri fatti che non è nemmeno il caso di elencare. 
Il mio invito è rivolto a Mario Placanica e a Filippo Cavataio. 
Facciamola finita: ammettete che avete perso la testa e che avete tenuto un 
comportamento indegno. Non credo che la gente vi lincerà, ma almeno, forse 
per la prima volta, in un processo si affermerebbe la verità dei fatti. 
In vostra difesa ci sono molti argomenti. 
Come mai sulla Land Rover non c'era l'ufficiale? 
Come mai la Land Rover aveva le reti di protezione solo sul cristallo 
anteriore? 
Come mai i fumogeni creano parecchi problemi a chi li lancia? Sono tossici? 
Come mai le maschere antigas sono così difficili da tenere, soprattutto in 
estate? 
Dopo starà ai cittadini italiani se vogliono capire tutto e risalire a chi 
ha costretto questi due carabinieri ad affrontare una situazione che era, 
già nelle previsioni, difficile e, nello specifico caso al di sopra delle 
capacità di questi due uomini e di tanti altri. Ovviamente mi riferisco ai 
fatti del 21-22 luglio nella perquisizione delle scuole Diaz e Pertini e 
nelle caserme di Bolzaneto. 
I veri responsabili di quello che successo non sono Placanica e Cavataio ma 
tutta una organizzazione che andrebbe analizzata dall'inizio alla fine. 
Oggi si cerca di strumentalizzare il fatto in senso politico-ideologico. E' 
un gravissimo errore. I manifestanti si identificano con la sinistra e i 
carabinieri si identificano con la destra. Questo è falso. Un fatto è un 
fatto, non è di destra e nemmeno di sinistra. Esiste un Governo che si sente 
responsabile dell'operato dei carabinieri e cerca a tutti i costi di 
difenderli. Questo comportamento è sbagliato perché a Genova, in parecchie 
occasioni, le forze di polizia hanno sbagliato. 
Carlo Govoni 
govonicarlo@libero.it